
Clementina Forleo è un nome che dice qualcosa ma che maggior parte dell'opinione pubblica, seppure un tempo l'avesse piuttosto in simpatia, ha quasi dimenticato. E' il gip dell'inchiesta Bnl-Unipol-Antonveneta, dove di mezzo c'erano D'Alema, Fassino, Latorre, Cicu e Comincioli, che chiese l'autorizzazione al Parlamento per l'utilizzo di intercettazioni telefoniche riguardanti questi cinque. Fu quando le camere negarono il consenso che iniziò l'inferno per la Forleo (che già in passato aveva subito provvedimenti disciplinari, per altri motivi) e tornò in auge il "problema" intercettazioni. Nello stesso periodo, parliamo del 2008, subiva gli stessi attacchi per quasi gli stessi motivi Luigi De Magistris. Il Ministro della Giustizia era Clemente Mastella, che di lì a poco si dimetterà portando alla caduta del Governo Prodi II. E i provvedimenti disciplinari iniziarono, pesantemente, quando Forleo e De Magistris andarono in televisione (da Michele Santoro) a raccontare cosa stessero vivendo e come fosse loro impedito di andare a fondo di determinate inchieste che toccavano politici di spicco.
Clementina Forleo fu trasferita a Cremona, dove lavora tuttora, e di lei quasi non si sentì più parlare. Così come dei citati politici nell'inchiesta detta dei "furbetti del quartierino" e per quanto riguardò la scalata ad Antonveneta con metodi "ai limiti della legalità", giusto per utilizzare un eufemismo. L'accusa al magistrato era di non aver rispettato le procedure e di aver praticamente scavalcato il pm nella richiesta di autorizzazione alle camere. In seguito verrà assolta da ogni accusa, ma lasciata a Cremona. Clementina Forleo perse i genitori in un incidente stradale nel 2005, e sulle circostanze della tragedia sollevò alcuni dubbi poiché la dinamica era poco chiara (si parlò, all'epoca, di manomissione dei freni dell'auto su cui viaggiavano i genitori). Oltretutto, una serie di minacce a sé e alla sua famiglia aveva alimentato i dubbi del magistrato sull'accaduto.
Clementina Forleo oggi ha subito un nuovo attentato, e non lo definisce lei così, ma la Polizia di Francavilla Fontana (Br), dove possiede una masseria affittata a un imprenditore di Manduria da 2 anni. La masseria è stata incendiata poche notti fa, un incendio doloso, così come la sede dell'azienda posseduta dal suddetto imprenditore a Manduria. Nel 2009 il giudice era scampato miracolosamente a una brutta fine in un incidente automobilistico, quando un auto, subito scomparsa, spinse la sua vettura contro il guardrail di una strada statale nel cremonese. Una lunga serie di minacce e attentati rivolti a un magistrato che non fa altro che svolgere il proprio lavoro, e che non ha mai avuto una scorta, quando sappiamo benissimo che le scorte, in Italia, si danno eccome. Lungi dall'esprimere un giudizio sull'operato della Forleo - non ne abbiamo competenza - è doveroso, a questo punto - ma anche prima, esaminare il caso e dare dovuta attenzione, e dovuta protezione, al giudice, prima che sia troppo tardi. Ammesso che ci sia interesse. L'ultimo, a memoria personale, che aveva bisogno di una scorta ma non l'ebbe (gli fu tolta dal Ministro dell'Interno Claudo Scajola) era Marco Biagi, giuslavorista consulente dell'allora Ministro del Lavoro Roberto Maroni, ucciso dalle Brigate Rosse nel 2002.
Clementina Forleo è ancora viva, per ora.